Cosa dice davvero l’articolo 35
La regola è più semplice della paura che genera. L’avvocato può dare informazioni sulla propria attività professionale: chi è, di cosa si occupa, dove riceve, come si prende un appuntamento. Quello che non può fare è usare toni comparativi, suggestivi o ingannevoli, promettere risultati o comprare clienti tramite terzi.
Il divieto assoluto di pubblicità è storia vecchia: dal decreto Bersani in poi, e con la legge professionale del 2012, l’informazione è espressamente ammessa. Il codice deontologico non chiede di sparire: chiede di informare senza vendere fumo. Che è esattamente il modo in cui un professionista serio vorrebbe comunicare comunque.
Cosa è pienamente lecito, oggi
Tutto quello che segue è informazione sull’attività, non captazione. Sono anche le cose che decidono chi viene trovato e chi no.
- Un sito con le aree di attività. Materie trattate, come lavora lo studio, come si fissa un primo incontro. È la base, e moltissimi studi non ce l’hanno.
- Guide informative come questa. Spiegare come funziona un procedimento o cosa fare dopo un decreto ingiuntivo è informazione, non un parere sul caso concreto.
- La scheda Google dello studio. Orari, indirizzo, telefono, il modo in cui la maggioranza delle persone vi cerca. Tenerla vuota non è sobrietà: è invisibilità.
- Rispondere sempre al telefono. Nessuna norma deontologica limita l’organizzazione dello studio. Un centralino che risponde e fissa appuntamenti è organizzazione, non pubblicità.
- Farsi ricontattare da chi vi ha già cercato. Richiamare chi ha lasciato una richiesta o riprendere un preventivo consegnato è gestione dei contatti, non accaparramento.
Dove passa il confine
Il confine è netto, e sta tutto dentro tre famiglie di comportamenti.
- Promettere risultati. «Vinciamo il 95% delle cause», «risarcimento garantito»: è il cuore del divieto, e a ragione.
- Confrontarsi con i colleghi. «Il miglior studio della città», «più economici di», classifiche e paragoni: vietati in ogni forma.
- Comprare clienti tramite terzi. Procacciatori, segnalatori pagati, portali che rivendono contatti a più studi in gara: è captazione, ed è anche il modo peggiore di crescere.
Nota quello che non c’è in questa lista: il sito, le guide, Google, il telefono presidiato. Il confine vieta il come, non il farsi trovare.
La paura dei colleghi è il tuo spazio
La maggior parte degli studi risolve il dubbio deontologico nel modo più costoso: non facendo niente. Sito fermo da anni, scheda Google senza orari, telefono che squilla a vuoto durante le udienze. Il risultato è che chi cerca un avvocato non trova i migliori: trova quelli raggiungibili.
Questo è il punto che ribalta la questione: rispettare l’articolo 35 e presidiare bene i propri canali non sono in tensione. Lo studio che informa con serietà e risponde sempre vince sui colleghi senza dire una parola più del dovuto.
Chi ha un problema legale chiama due o tre studi in fila e si ferma al primo che risponde bene. Se il tuo studio è invisibile online o non risponde in orario d’udienza, la selezione è già avvenuta: prima del merito, prima dei titoli, prima di tutto. Il costo della prudenza eccessiva si misura in pratiche mai nate.
La miglior pubblicità è rispondere
C’è un paradosso che vediamo in quasi ogni studio: budget e attenzione vanno su come farsi trovare, e poi la chiamata — l’unico momento in cui il potenziale cliente si è mosso — cade nel vuoto perché l’avvocato è in aula.
Un assistente AI che risponde a nome dello studio, raccoglie materia e urgenza e fissa il primo appuntamento non tocca nessuna norma deontologica: non dà pareri, non promette esiti, non paragona nessuno. Organizza. Come funziona nel dettaglio sta sulla pagina dedicata agli studi legali.
Sulla pagina per studi legali c'è la chiamata vera: premi Ascolta la chiamata e senti la voce del centralino mentre fissa un appuntamento.
Ascolta come rispondeDomande frequenti
Un centralino AI può violare la deontologia?
No, se fa il suo mestiere: rispondere, qualificare e fissare appuntamenti. Non dà pareri, non promette risultati e non paragona lo studio a nessuno. È organizzazione interna, come una segretaria.
Le guide sul sito sono consulenza abusiva o pubblicità?
Nessuna delle due: informazione generale sul funzionamento del diritto è lecita e utile. Il confine è il caso concreto: quello resta al colloquio con l’avvocato.
Posso pubblicare i prezzi?
Le condizioni economiche si possono comunicare a chi le chiede, con chiarezza. Sul metterle in vetrina la prudenza è d’obbligo: toni da offerta commerciale scivolano nel suggestivo.
Chi risponde delle comunicazioni dello studio?
Sempre l’avvocato, anche per quello che pubblica un fornitore per suo conto. È il motivo per cui ogni testo che il nostro sistema usa è scritto e approvato dallo studio, parola per parola.
Chi ha scritto questa guida. Luminia AI costruisce centralini AI e automazioni per studi dentistici, legali e commercialisti italiani. Quello che leggi qui è quello che attiviamo davvero negli studi: se una cosa non conviene automatizzarla, in guida come in call, lo diciamo.